| di Stefania Bartoccetti,
Fondatrice Ho voluto dar vita a Telefono Donna per mettere in contatto fra loro le donne con storie diverse: da un lato le donne più fortunate, dotate di sensibilità e di tempo a disposizione e dall'altro le più svantaggiate, cioè le vittime di maltrattamento fisico, psicologico ed economico, di abuso e violenza sessuale, depresse, sole e incapaci di comunicare il proprio disagio all'interno della famiglia. Spesso le nostre utenti non hanno mai potuto sviluppare una proprio autonomia né attraverso il lavoro, né all'interno della famiglia. Sono donne insicure e rese ancora più deboli dai cattivi modelli di riferimento loro imposti. Telefono Donna non ha la pretesa di riscattare dalla propria condizione le migliaia di donne in difficoltà che ci hanno telefonato e che ci telefonano, ma sicuramente si propone di dare una mano a ritrovare se stesse e la loro dignità di persone, anche tutelandole quando è necessario sotto il profilo legale. Le volontarie che offrono il loro tempo a Telefono Donna compiono un atto d'amore che si manifesta attraverso l'ascolto di vicende a volte sconvolgenti. Una simile esperienza è soprattutto gratificante per chi la vive in prima persona e ha l'opportunità di donarsi incondizionatamente, confrontandosi con realtà talvolta inimmaginabili. In questo modo ognuna di noi, aiutando gli altri, riesce a capire meglio se stessa e diventa consapevole di una dimensione interiore che non sempre emerge bella quotidianità della vita. Non chiediamo a nessuna perchè ci telefona: ognuno è alla ricerca di un senso da dare alle propria vita e noi cerchiamo di aiutare in questo cammino. Far parte di un progetto comune, sentirsi utili per una causa in cui crediamo, questa è la forza di ognuno di noi e di Telefono Donna. Il mio principio è questo: è un dovere cercare di fare il più possibile con quello che si è ricevuto, e di farlo correttamente. Oggi il mecenatismo è dare il proprio tempo, la propria energia, le proprie idee. Gratuitamente
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